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Il Centro Sportivo Italiano è la più antica
associazione polisportiva attiva in Italia.
La sua fondazione, infatti, risale al 1944, su iniziativa della Gioventù
Italiana di Azione Cattolica. Il Comitato di Ravenna è stato istituito nel 1946
ed il Centro Zona "Bassa Romagna" di Lugo (RA), nel 2008.
Idealmente si voleva proseguire l'esperienza della FASCI (Federazione delle
Associazioni Sportive Cattoliche Italiane), creata nel 1906 dall'Azione
Cattolica Italiana e sciolta nel 1927 dal regime fascista.
Oltre un secolo di storia, durante il quale la pratica sportiva si è trasformata
da fenomeno di elite a fenomeno di massa.
In tutti questi anni un impegno costante, una ragione di fondo semplice quanto
delicatamente gravosa: sostenere uno sport che vada incontro all'uomo.
La fondazione del Centro Sportivo Italiano
Il 5 gennaio 1944, la Direzione generale dell'Azione Cattolica approvava
l'iniziativa del prof. Luigi Gedda, di intraprendere la costituzione di un
organismo specializzato per lo sport, con la denominazione di "Centro Sportivo
Italiano". Pur dichiarandosi quale prosecuzione ideale della FASCI, la stessa
nuova denominazione, nei confronti della precedente, voleva indicare una precisa
apertura apostolica verso tutta la gioventù italiana e non più limitarsi alle
sole associazioni sportive cattoliche.
Nella primavera una apposita commissione, installata dalla Presidenza centrale
dell'Azione Cattolica, redige una bozza di statuto e di regolamento organico.
Nell'autunno del 1944 viene approvato il primo Statuto del CSI, che pone a
fondamento dell'azione associativa il fine di "sviluppare le attività sportive
ed agonistiche guardando ad esse con spirito cristiano, e cioè come ad un valido
mezzo di salvaguardia morale e di perfezionamento psicofisico dell'individuo":
questo sport dalla forte valenza educativa va esteso al "maggior numero
possibile di individui". È il principio cardine dell'Associazione: il CSI è
promosso da cristiani, ma è aperto a tutti e collabora con quanti si impegnano
per uno sport a servizio dell'uomo.
La nuova associazione, che muove i primi passi in un'Italia ancora divisa in
due, afferma nella nascente Italia democratica il diritto dei cittadini ad
associarsi liberamente per praticare un'attività sportiva. In un Paese
interamente da ricostruire, dove anche gli impianti sportivi mostrano i segni
della guerra appena terminata, lo sport del CSI si forma inizialmente all'ombra
dei campanili: le sue Società sportive si coagulano attorno agli Uffici Sportivi
Diocesani e sono espressione, per la maggior parte, di Parrocchie e Istituti
religiosi.
Pio XII il "Papa degli sportivi"
Se Gedda è lo stratega della organizzazione cattolica dello sport, è tuttavia
Pio XII che ne definisce gli obiettivi ideali, i princìpi educativi, le finalità
morali. È stato scritto che Pio XII "ultimo papa d'una chiesa ierocratica in una
visione simbolica post conciliare, è invece tra i primi, forse il primo,
pienamente inserito in una società di massa" e che "ebbe il senso vivissimo dei
mezzi di comunicazione di massa, cogliendone il potere reale e dedicando ad essi
grande cura". Anzi si può affermare che Pio XII fece degli strumenti di
comunicazione di massa uno dei mezzi privilegiati per l'instaurazione di quella
societas christiana che costituì uno dei tratti più significativi del suo
pontificato.
E certamente lo sport rientrava fra gli strumenti di comunicazione di massa. Non
a caso, nei suoi vari discorsi il riferimento allo sport è frequente e
sicuramente per assiduità non ha precedenti coi suoi predecessori. A ulteriore
conferma dell'interesse di Pio XII in materia di sport resta anche tutta una
serie di significativi episodi che inauguravano uno stile del tutto nuovo. Nel
1946 riceveva, ad esempio, ed era la prima volta nella sua trentennale storia,
la carovana del Giro d'Italia, secondo una consuetudine che si sarebbe negli
anni ripetuta.
Un episodio significativo dell'attenzione pacelliana allo sport si ha nella
pubblica menzione che Pio XII fece di Gino Bartali in un discorso ufficiale. Il
7 settembre 1947, dinanzi agli Uomini di Azione Cattolica in piazza San Pietro,
così si esprimeva "Il tempo della riflessione e dei progetti è passata. È l'ora
dell'azione. La dura gara di cui parla San Paolo è in corso. Siate pronti. È
l'ora dello sforzo intenso. Anche pochi istanti possono decidere la vittoria.
Guardate il vostro Gino Bartali, membro dell'Azione Cattolica: egli ha più volte
guadagnato l'ambita maglia. Correte anche voi in questo campionato ideale, in
modo da conquistare una ben più nobile palma".
Ad ognuno il suo sport
Già nell'immediato dopoguerra il CSI si fa promotore di innovative proposte di
attività sportiva, modellate per le diverse fasce di popolazione. Nei mesi di
maggio e giugno 1945 il CSI organizza, con la collaborazione tecnica delle
Federazioni sportive nazionali e del CONI, i Campionati Studenti Medi. Hanno
fatto seguito, nei mesi estivi, i Campionati Sportivi del Lavoratore, ideati e
lanciati dal CSI al quale si sono poi uniti il CONI, l'ENAL e la CGIL.
Nel 1945, in collaborazione con la GIAC, nascono anche i Campionati
Studenteschi, che promuovono la pratica sportiva nelle scuole di tutta Italia,
mentre nei primi mesi del 1949 debuttano i Campanili Alpini (in collaborazione
con la FISI e il settimanale per ragazzi della GIAC "Il Vittorioso") e,
successivamente, i Campanili Marini, che mirano a diffondere, rispettivamente
gli sport invernali e natatori, in ogni Comune tra gli italiani delle diverse
età.
Contemporaneamente si organizzano su tutto il territorio nazionale anche
attività di tipo tradizionale, in accordo e collaborazione con le Federazioni
Sportive Nazionali.
Negli anni successivi si replica con intensità crescente. Si gioca e si gareggia
dappertutto sotto i colori blu-arancio del CSI: non solo nei cortili delle
Parrocchie, ma anche negli stadi, nelle piazze, sulle strade. Nascono il Trofeo
della Montagna (1946), organizzato, in collaborazione con gli Alpini, per i
"militari, valligiani e cittadini"; Ju Sport, per i ragazzi dai 10 ai 14 anni;
Sport Vitt e le Olimpiadi Vitt, per i giovani dai 16 ai 20 anni.
Seguirà anche Arcobaleno sport: una serie di attività adatte ai ragazzi, che si
articolano in otto trofei dai colori dell'arcobaleno e comprendono
pallacanestro, nuoto, atletica leggera, pallavolo, calcio, rugby educativo,
pattinaggio, tennistavolo.
La ricorrenza del primo decennio del Centro Sportivo Italiano
Nell'ottobre 1955 il CSI festeggia a Roma i primi dieci anni di vita. L'idea di
un raduno romano del CSI era nata come grato e doveroso omaggio a Pio XII, "Il
Papa degli sportivi", nel suo ottantesimo compleanno e nel quindicesimo di
pontificato. La ricorrenza del decennale di fondazione fu vista anche come
l'occasione propizia per ribadire al Paese intero la propria vocazione. A quell'appuntamento
il CSI si presentava forte di un'organizzazione diffusa ormai in tutta la
penisola: 17 Comitati regionali, 92 Comitati provinciali, 60 Comitati zonali,
3.000 Società sportive, circa 80.000 tesserati.
La gente del CSI, alla quale si aggiunsero le atlete della FARI e atleti di
molte Federazioni nazionali, cominciò ad affluire a Roma il 6 e 7 ottobre.
Arrivarono con treni, pullman, moto e perfino in bicicletta, vestiti con le tute
e le divise sociali, giovani e meno giovani, portando bandiere, striscioni e gli
strumenti del loro sport. Alcuni di loro diedero vita a tre grandi
manifestazioni sportive: i "Campionati nazionali di atletica leggera", il
"Criterium giovanile ciclomotoristico delle Nazioni", il "Gran Premio del
Decennio" di ciclismo. La mattina del 9 ottobre questa enorme massa di gente,
alla quale si erano aggiunte le atlete della FARI e gli atleti di molte
Federazioni sportive nazionali con i loro dirigenti (circa 50.000 persone),
sfilò per le vie di Roma fino a Piazza San Pietro, dove li attendeva un'udienza
concessa da Papa Pio XII. In quella folla di atleti erano rappresentati tutti
gli sport del CSI e tutte le regioni.
Il "Decennio" non fu solo bandiere, musiche e cortei. A dargli un senso profondo
fu il discorso pronunciato in quella occasione da Pio XII. Nel 1945, quando il
CSI era rinato dalle ceneri della FASCI, era stato proprio Pio XII ad indicare
la strada che la nuova associazione avrebbe dovuto percorrere nello sport. Ora,
a distanza di dieci anni, ci si raccoglieva attorno al Papa con l'orgoglio di
chi era riuscito ad andare oltre ogni previsione. Pio XII lodò il CSI per la
strada già percorsa e diede preziose indicazioni per il futuro.
Ma il Pontefice esortava a fare ancora di più: perché lo sport è fonte di beni
fisici ed etici, va proposto a tutti i giovani, anche ai più disagiati. Ai
giovani dell'immediato dopoguerra lo sport veniva proposto come un'alternativa
esistenziale, cioè un ideale di vita coraggioso, ottimista, superiore ai meri
interessi e preoccupazioni materiali: una proposta di rinnovamento totale di
tutta la persona, anima e corpo, attraverso un'attività sportiva sanamente
intesa. In questa prospettiva anche la funzione di una "associazione di
categoria" come il CSI era tracciata di conseguenza; attraverso essa la Chiesa
"compie ed integra ciò che manca ad un'idea, ad un'attività, ad un'opera, che
per eccessi o per difetti o per assenza di fondamenti ideali non siano pari, se
non addirittura contrari, alla dignità cristiana" (Pio XII). Ecco pertanto il
programma del CSI alla fine del suo primo decennio di vita, tracciato con quella
famosa espressione: "Lievito di cristianesimo voi dunque sarete negli stadi,
sulle strade, sui monti, al mare, ovunque si innalza con onore il vostro
vessillo" (Pio XII).
Si incomincia già ad intravedere il "modo d'essere" del CSI e c'è già un netto
progresso rispetto al periodo della FASCI. Compito dell'istituzione sportiva
cattolica non è soltanto quello di agire, perseverare e conservare, ma anche
quello di animare cristianamente, dal di dentro, i valori temporali, soprattutto
con la forza dell'esempio.
L'avvenimento fu troppo grande perché si potesse ignorarlo. I cinegiornali ne
diffusero il resoconto in tutte le sale cinematografiche. La stampa impegnò
alcune grandi firme nel commento. Le critiche di parte non mancarono e talvolta
toccarono punte di involontaria comicità. L'Unità polemizzò sui presunti costi
del raduno, Il Paese trovò ingiusto che si fossero sventolate le bandiere
tricolori facendo "fremere nella tomba le ossa di Mazzini e Garibaldi", Il
Lavoro parlò di messa in scena grandiosa che nascondeva la pochezza dello sport
del CSI, Il Borghese fece finta di stupirsi perché non era stata inviata "alla
cittadinanza romana nessuna cartolina precetto per assistere alla sfilata".
Il Centro Sportivo Italiano e lo sport nella scuola
Quando, il 10 febbraio 1945, Stadium riprese le pubblicazioni dopo diciotto anni
di silenzio imposti dal fascismo e dalla guerra, sulla prima pagina della
rinnovata pubblicazione i due articoli di apertura erano dedicati al problema
dello sport scolastico, che evidentemente l'Associazione riteneva fondante per
la rinascita della vita sportiva nel Paese.
Il CSI, sin dalla sua costituzione, aveva assunto una propria fisionomia, si era
irradiato in ogni dove, era penetrato nei collegi, nelle scuole, nelle
parrocchie, in molte aziende. Ma particolarmente nelle scuole "naturale fucina
dello sport, perché in nessun altro aggregato sociale vive tanto affiatamento,
tanta comprensione, tanto intuito, tanta emulazione, tanto spirito di corpo,
essenziali requisiti sportivi. E ciò dall'asilo alla Università". Lo sport nella
scuola era una questione antica, radicata. Nell'Italia della prima metà del XX
secolo l'idea di rendere lo sport una pratica diffusa in tutta la società si era
pian piano affermata. Lo sport, però, era rimasto sostanzialmente estraneo alla
scuola, nella quale ci si limitava ad una generica attività di educazione
fisica.
Le cose non erano mutate durante il periodo fascista. Il regime aveva usato
larghezza di mezzi per diffondere lo sport, sia pure con intenti paramilitari e
propagandistici, eppure non aveva saputo superare l'equazione scuola=ginnastica.
Quando, terminata la guerra, fu necessario pensare anche al riassetto dello
sport italiano, la questione dello sport scolastico tornò a galla.
Il CSI aveva una visione globale del problema. La scuola, diceva, non può essere
un tempio o una tana. I giovani alunni devono poter fare attività sportiva
all'aria aperta, sui campi di gioco e nei cortili. L'educazione fisica concepita
come ginnastica non può bastare, oltretutto è ripetitiva e noiosa; meglio allora
che lo sport entri nella scuola o, piuttosto, che la scuola esca nello sport.
Nella primavera del 1945 il CSI organizzò nell'Italia centro-meridionale (il
Nord doveva ancora essere liberato) i Campionati per studenti medi, denominati
"Trofeo CONI". L'Associazione mise a disposizione le sue strutture tecniche ed
organizzative che resero possibile organizzare anche gare locali di atletica,
ciclismo, tennis, calcio, scherma, pallacanestro.
L'iniziativa prese subito piede e venne approvata dal ministro della Pubblica
Istruzione, che impartiva disposizioni al riguardo ai Provveditorati agli Studi.
L'anno successivo l'iniziativa fu promossa su tutto il territorio nazionale e
nacquero i Campionati Studenteschi.
Nel 1946 il programma fu notevolmente potenziato. Sport obbligatori divennero
atletica, calcio, ciclismo, ginnastica, pallacanestro; come sport facoltativi
furono scelti pattinaggio, pallavolo, rugby, tennis e scherma. Invariati
rimasero il limite minimo di età dei partecipanti (dai 13 ai 14 anni, secondo
gli sport) e la scelta di programmi tecnici impostati in modo da rispettare la
giovane età degli iscritti.
All'inizio i Campionati Studenteschi ebbero carattere esclusivamente locale e si
esaurirono con le finali provinciali (il calcio terminava a livello locale); più
tardi, nel 1950, il programma dei Campionati Studenteschi cominciò a comprendere
le finali nazionali, aperte a selezioni provinciali. Nel frattempo avevano preso
il via i Campionati Studenteschi di sport invernali.
I Campionati Studenteschi, che ad un certo punto cambiarono il nome in
"Criterium Studenteschi", ebbero vita quasi ventennale. Anche quando, con il
trascorrere degli anni, il programma tecnico dei Campionati Studenteschi divenne
più complesso, con un numero maggiore di sport e di fasi, l'intera macchina
organizzativa continuò ad essere gestita dal Centro Sportivo Italiano attraverso
i suoi Comitati provinciali. Da ricordare anche che nel 1949 i Campionati
nazionali studenteschi furono organizzati insieme dal CSI e dalla FARI; mentre
nel 1962 la FARI organizzò i Criterium Studenteschi femminili
Le celebrazioni per il ventennio del Centro Sportivo Italiano
Oltre ad avere dedicato il tema dell'VIII Congresso nazionale 1965 "Vent'anni di
sport per una società nuova", la presidenza nazionale CSI ha voluto ricordare i
venti anni dalla sua (ri)fondazione, con una particolare cerimonia che ha avuto
luogo il 19 novembre 1965 a Roma, nell'Auditorium Pio XII in via della
Conciliazione, alla presenza di autorità religiose, civili, sportive e di una
rappresentanza di "azzurri" ex atleti del CSI.
La sorpresa più gradita dell'incontro è stata senza dubbio la presenza del
Presidente del Consiglio, Aldo Moro, tanto più significativa in quanto egli era
corso alla cerimonia del CSI subito dopo un impegnativo discorso al Senato.
Erano presenti, inoltre: il cardinale Dante, ex sportivo praticante; i ministri
Andreotti e Colombo; il presidente del CONI Onesti: l'assistente generale
dell'Azione Cattolica Italiana, mons. Costa.
Alle parole commemorative del presidente nazionale CSI, Aldo Notario, hanno
fatto eco: l'avv. Onesti che ha messo in risalto il grande contributo dei
cattolici e del CSI per la diffusione della pratica sportiva, delle strutture,
della coscienza e della politica dello sport italiano; mons. Costa che ha
accennato ad alcuni aspetti dell'azione pastorale del CSI, anticipatori delle
direttive della Chiesa del Concilio; il ministro Andreotti che, a nome anche
dell'on. Moro, ha porto al CSI i complimenti del Governo per l'azione svolta a
favore della gioventù italiana.
Motivo di particolare gradimento è stata la presenza degli "Azzurri" CSI
invitati: il calciatore Paolo Barison, il cestista Gianfranco Bertini, il
pattinatore Giuseppe Cantarella, il tennista Gaetano Di Maso, il ciclista Felice
Gimondi, il pallavolista Alessandro Grassellini, il nuotatore Fabrizio Nardini,
lo sciatore Franco Nones, l'atleta Alfredo Rizzo, ai quali è stata offerta una
medaglia ricordo.
Il trentennio del Centro Sportivo italiano
Nel 1975 ricorreva il trentesimo anniversario della nascita del CSI e della
FARI. Dal momento che la ricorrenza cadeva nell'anno di celebrazione dell'Anno
Santo e nel periodo di preparazione al Congresso nazionale, il Consiglio
nazionale del CSI ritenne opportuno di collegare i tre fatti in un'unica
celebrazione nei giorni 8-9 novembre, in modo da inserire nel tessuto della vita
associativa la celebrazione dell'Anno Santo, il ricordo del trentennio e nello
stesso tempo di arricchire la preparazione congressuale con una riflessione
storica e con la partecipazione comunitaria alle iniziative religiose dell'Anno
Santo.
Questo tipo di riflessione mise in evidenza il permanere e il perdurare di una
ispirazione cristiana che ha costituito la matrice dell'associazione e che è
andata sempre più qualificandosi come servizio specifico di promozione umana.
La celebrazione trentennale ebbe il suo culmine nel Symposium "L'esperienza di
ieri per uno sport nuovo in una società che cambia". All'intervento ufficiale
del presidente nazionale del CSI, fecero seguito diversi apprezzati discorsi e
messaggi di saluto da parte delle numerose autorità religiose e civili
intervenute.
Nello spazio delle due giornate, oltre alle iniziative sportive per il
trentennio, i partecipanti vissero anche un momento religioso celebrando l'Anno
Santo con il pellegrinaggio alla Basilica di San Pietro, dopo aver sfilato in
corteo per via della Conciliazione. Alcune migliaia erano i partecipanti, giunti
a Roma da ogni parte d'Italia, ai quali si erano aggiunti molti atleti e
dirigenti del CONI e delle Federazioni nazionali.
A conclusione della celebrazione, vi fu l'incontro con il Papa, improntato alla
più grande cordialità e simpatia, quali Paolo VI ha del resto sempre riservato
agli sportivi e al CSI in particolare.
Il
CSI e il Giubileo degli sportivi del 2000
Quale
premessa al Giubileo del 2000, nel dicembre 1999 il CSI ha organizzato un
avvenimento un po' speciale: la Maratona "Correre sulle orme di San Paolo" dal
12 al 31 dicembre 1999.
La spedizione sportiva, partendo da Gerusalemme, ha ripercorso l'itinerario
compiuto dall'apostolo Paolo nella sua missione di evangelizzazione, sino a
raggiungere Roma, luogo del suo martirio, con una distanza di 1.100 chilometri
in 20 tappe. Vi hanno preso parte atleti cristiani, ebrei, musulmani, che hanno
portato una simbolica fiaccola della pace, accesa a Gerusalemme, sino a Piazza
San Pietro in Roma nella notte del 31 dicembre, dove erano ad attenderla
migliaia di giovani.
Nell'anno 2000, poi, il CSI ha celebrato il Giubileo degli sportivi con decine
di manifestazioni locali e con una grande iniziativa nazionale a Roma, dal
pomeriggio del 23 ottobre alla notte del 28 ottobre.
Una settimana di sport e cultura denominata "In campo per il Giubileo", in un
"Villaggio dello sport" appositamente attrezzato nei giardini di Castel Sant'Angelo.
L'evento era finalizzato alla promozione presso la popolazione, in particolare
quella giovanile, del valore di un'attività sportiva vissuta in forma libera e
gioiosa e nello stesso tempo a sensibilizzare i partecipanti ai valori etici che
potevano derivare da una pratica dello sport correttamente intesa.
Oltre alla parte sportiva, la settimana al "Villaggio dello sport" è stata ricca
di avvenimenti culturali attraverso i convegni: "Sport for Africa", "Vivere da
campione", "Dai campi di periferia ad Atene: una politica per lo sport
giovanile", "Sport a scuola: sospeso con obbligo di frequenza",
"www.sportfuture.com. I media e lo sport di base", "Mister parroco: educare i
giovani negli oratori". |